Comunicato Stampa | Art. 9 del Jobs Act degli autonomi: Area Professionisti crea ParcellaSicura®

Art. 9 del Jobs Act degli autonomi: Area Professionisti crea ParcellaSicura®

Prima polizza credito sulle parcelle dei professionisti

Dalla integrale deducibilità fiscale prevista all’Art. 9 del Jobs act degli Autonomi nasce ParcellaSicura® di “Area Professionisti”, la prima polizza credito presente sul mercato assicurativo italiano che assicura le parcelle dei professionisti in caso di insolvenza o ritardo nel saldo delle fatture da parte dei loro clienti.

“Area Professionisti”, associazione intercategoriale di professionisti e lavoratori autonomi senza scopo di lucro, è nata nel giugno scorso per far cogliere ai lavoratori autonomi e al mondo dei professionisti italiani le numerose opportunità introdotte dalla nuova normativa: un esercito, stimato nel 2017 in

Giulia Sacchi

4.7 milioni di soggetti sino ad ora di fatto ignorato quanto a esigenze comuni, come la tutela da richieste di risarcimento, spesso pretestuose, e coperture assicurative a tutela del fatturato.

AEC Wholesale Group, partner assicurativo dell’associazione, leader nell’intermediazione di rischi professionali, tramite le sue tre società operative, metterà a disposizione degli associati un programma assicurativo con soluzioni a 360° per gli associati ad Area Professionisti: Difesa Legale in collaborazione con DAS, leader nel ramo assicurativo della tutela legale, RC Professionale ed Infortuni in partnership con alcuni sottoscrittori dei Lloyd’s, nonché ParcellaSicura® insieme a Coface, uno dei leader mondiali nell’assicurazione dei crediti.

ParcellaSicura® è la prima polizza credito presente sul mercato assicurativo italiano che assicura le parcelle dei professionisti dal rischio di insolvenza o ritardato pagamento. Tramite piattaforma informatica automatizzata, messa a disposizione dall’associazione, gli associati possono richiedere un fido per il singolo committente, mettere in copertura le parcelle di volta in volta emesse, recedere dalla stessa non appena vengano via via liquidate, gestire le dilazioni o denunciare le insolvenze e gestire l’iter documentale per il rimborso assicurativo.

Ernesto De Martinis

Il Presidente, Arch. Giulia Sacchi, ha commentato: «Sono felice di aver contribuito alla

creazione di questa nuova soluzione assicurativa, pensata per noi professionisti che quotidianamente ci troviamo nella difficoltà di capire se un potenziale cliente sia finanziariamente affidabile, e che ci evita di dover attendere inerti il corrispettivo spettante per le prestazioni erogate o l’esperimento di lunghe procedure di recupero dei crediti. Con il supporto del gruppo AEC, abbiamo creato inoltre un sistema di geolocalizzazione sull’intero territorio nazionale che permetterà, agli associati che lo richiedano, di essere supportati da una rete di intermediari assicurativi professionali debitamente formati sul progetto».

«ParcellaSicura, la prima polizza credito sulle parcelle professionisti, conferma il costante impegno e investimento in Innovazione che abbiano ormai intrapreso da anni – dichiara Ernesto De Martinis CEO di Coface in Italia. Siamo particolarmente orgogliosi di questa partnership con Area Professionisti e AEC Wholesale Group, grazie ai quali siamo riusciti a realizzare questa innovativa ed unica soluzione assicurativa sul mercato».

Pagamenti Pa, ok alla compensazione crediti-cartelle di pagamento

(www.ediliziaeterritorio.ilsole24ore.com) – Via libera anche per il 2017 alle compensazioni, da parte delle imprese e dei professionisti, dei debiti delle cartelle esattoriali con gli eventuali crediti vantati verso la Pubblica amministrazione. È stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 21 agosto 2017 n. 194, infatti, l’atteso decreto del Mef del 9 agosto 2017, che dà attuazione alla proroga per il 2017 (articolo 9-quater del Dl 24 aprile 2017 n. 50) dell’agevolazione dell’articolo 12, comma 7-bis, del Dl 23 dicembre 2013, n. 145 e della normativa generale dell’articolo 28-quater del Dpr 600/73. Quest’ultima, a differenza della prima, sarebbe a regime, ma i vari decreti attuativi hanno sempre posto un limite temporale alle cartelle esattoriali compensabili (per il 2017, ad esempio, si parla di carichi affidati agli agenti della riscossione entro il 31 dicembre 2016), senza prevedere una regola generale, applicabile automaticamente a tutti gli anni.

Da lunedì 21 agosto 2017, quindi, le imprese e i lavoratori autonomi possono compensare i debiti delle cartelle esattoriali, relative ai carichi affidati agli agenti della riscossione entro il 31 dicembre 2016 (nelle precedenti proroghe si parlava di cartelle esattoriali notificate entro una specifica data), con i crediti non prescritti, certi, liquidi ed esigibili, per somministrazioni, forniture, appalti e prestazioni professionali, maturati nei confronti delle amministrazioni pubbliche (di cui all’articolo 1, comma 2, del Dlgs 30 marzo 2001 n. 165) e certificati secondo le modalità previste dai decreti del ministro dell’Economia e delle finanze 22 maggio 2012 e 25 giugno 2012, a patto che la somma iscritta a ruolo sia inferiore o pari al credito vantato. Quindi, a differenza della regola generale dell’articolo 28-quater del Dpr 600/73, quella dell’articolo 12, comma 7-bis, del decreto legge 23 dicembre 2013 n. 145, prevede che la compensazione sia ammessa solo se con il credito verso la Pa si pagherà interamente quanto dovuto.Per effettuare questa compensazione, il contribuente-creditore deve richiedere all’ente debitore, tramite un’apposita istanza, la certificazione del credito, relativamente al suo ammontare, il quale deve essere certo, liquido ed esigibile (articolo 9, comma 3-bis, del decreto legge 29 novembre 2008 n. 185). L’istanza, allegata al decreto 25 giugno 2012, va presentata, utilizzando la Piattaforma dei crediti commerciali (Pcc), disponibile sul sito crediticommerciali.mef.gov.it.

L’ente debitore deve rispondere alla richiesta di certificazione del credito, entro 30 giorni dalla data di ricezione dell’istanza. Il contribuente-creditore, poi, deve presentare l’originale della certificazione all’agente della riscossione, il quale, dopo aver verificato la validità della stessa, dispone la compensazione, aggiornando la Piattaforma dei crediti commerciali (Pcc). L’agente della riscossione deve annotare l’importo del credito utilizzato in compensazione per il pagamento delle somme iscritto a ruolo sulla copia della certificazione rilasciata al contribuente-creditore. Il credito residuo, poi, potrà essere utilizzato, se la copia della certificazione è accompagnata dall’attestazione di avvenuta compensazione.

Equo compenso per gli avvocati

(Quotidianolavoro.ilsole24ore.com) – Se sarà a futura memoria si vedrà. Intanto si può dire che questo scorcio finale di legislatura servirà per fare sbarcare in Parlamento il disegno di legge su un tema cruciale come l’equo compenso per gli avvocati. Annunciato mesi fa dal ministro della Giustizia, Andrea Orlando, adesso arriva all’esame del Consiglio dei ministri in agenda per lunedì con questo unico punto all’ordine del giorno. Questo proprio a pochi giorni dal via libera alla legge sulla concorrenza.

Il provvedimento intende porre rimedio a situazioni di squilibrio nei rapporti contrattuali tra professionisti legali e clienti forti, che vengono individuati nelle banche e assicurazioni e nelle imprese diverse dalle piccole e medie, come definite sulla base dei parametri europei. In queste condizioni, si scrive nella relazione al disegno di legge, «il regolamento contrattuale spesso si caratterizza per la presenza di una o più clausole di natura vessatoria che determinano un significativo squilibrio contrattuale tra le parti in favore del cliente e, in aggiunta, per un compenso non equo corrisposto al professionista».

Inoltre, il provvedimento punta a evitare che una concorrenza potenzialmente distorta, da una parte, da possibili condotte di abuso dei soggetti “forti”, dall’altra, dal numero estremamente elevato di avvocati operanti sul territorio italiano, possa tradursi nell’offerta di prestazioni professionali al ribasso, con rischio di un peggioramento della loro qualità.

Scartata l’ipotesi di un ritorno sotto diverse forme della tariffe, per i noti problemi di compatibilità con la disciplina comunitaria, il disegno di legge stabilisce di sanzionare con la nullità le clausole vessatorie inserite nei contratti di prestazione professionale stipulati. Quali però le clausole che possono essere colpire dalla misura? Se ne presumono alcune, in particolare quelle che consistono:

a) nella possibilità data al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto;

b) nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto;

c) nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve prestare a titolo esclusivamente gratuito;

d) nell’anticipazione delle spese della controversia a carico dell’avvocato;

e) nella previsione di clausole che impongono all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese;

f) nella previsione di termini di pagamento superiori ai 60 giorni dalla data di ricevimento da parte del cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di contenuto equivalente;

g) nella previsione secondo cui, nell’ipotesi di liquidazione delle spese di lite in favore del cliente, al legale è riconosciuto solo il minore importo previsto in convenzione, anche nel caso in cui le spese liquidate sono state in tutto o in parte corrisposte o recuperate dalla parte;

h) nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione sostitutiva di altra stipulata con lo stesso cliente, la nuova disciplina sui compensi si applica, se inferiore a quella prevista nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti o, comunque, non ancora definiti o fatturati.

Pagamenti pubblici ancora a rilento: 58 giorni medi di attesa nel 2016

(>Sole 24 Ore) – Il ritmo dei pagamenti della pubblica amministrazione ai fornitori accelera, ma la scadenza dei 30 giorni (60 nella sanità) imposta dalle regole europee recepite anche da noi resta lontana: nel 2016, come mostra l’aggiornamento del «cruscotto dei pagamenti» pubblicato dall’Economia, gli uffici pubblici hanno fatto aspettare in media 58 giorni, liquidando le loro fatture con un ritardo intorno ai 16 giorni. Come tutte le medie, si tratta di un dato figlio di situazioni molto differenziate fra loro, che a uffici in grado di soddisfare abitualmente i propri fornitori senza aspettare le scadenze di legge affiancano molte situazioni in cui il pagamento continua ad arrivare strutturalmente in ritardo. Fra gli enti territoriali (Regioni, Province, Città metropolitane, Comuni e Asl) il 62% continua a denunciare ritardi, che nei casi più gravi arrivano a sommare centinaia di giorni medi .

Rischio infrazione Ue
Proprio questo panorama (troppo) variegato continua a far storcere il naso agli osservatori della commissione europea, che da tre anni hanno avviato una procedura d’infrazione contro il nostro Paese per il mancato rispetto del calendario dei pagamenti imposto dalle direttive Ue. Spinta anche dai guardiani di Bruxelles, l’Italia ha rafforzato le regole, con l’obbligo di pagare in 30-60 giorni e i super-interessi di mora a carico dei ritardatari che non possono essere cancellati dai contratti, e il monitoraggio, con il nuovo cervellone informatico chiamato a seguire passo passo la vita di tutte le fatture: si tratta del nuovo «Siope +», che da luglio è attivo per un gruppetto di sette enti sperimentatori) e dal 1° gennaio prossimo dovrebbe tastare il polso di tutti gli enti territoriali. Salvo proroghe. Resta da capire se la blindatura di regole e controlli basterà a evitare le multe europee, oppure se a decidere sarà la costatazione delle attese reali a cui sono costrette ancora molte aziende al lavoro con la Pa. Fatto sta che il nuovo monitoraggio ministeriale disegna un quadro in lento miglioramento.

I numeri
L’anno scorso il censimento ha contato 27,3 milioni di fatture per un totale di 157,6 miliardi, di cui 150,4 effettivamente liquidabili. I pagamenti effettivi hanno riguardato 17,3 milioni di fatture per 111,2 miliardi. Risultato: al traguardo è arrivato il 63% delle transazioni, e il 74% delle somme.Bene? Male? Dipende, soprattutto dall’ufficio pubblico che l’impresa si trova di fronte. Per la cronaca, nel podio ministeriale dei pagatori più rapidi del 2016 finiscono tre enti sanitari: l’azienda regionale della Lombardia per l’emergenza e l’urgenza (46 giorni di anticipo medio rispetto alla scadenza della fattura), l’azienda territoriale di Mantova e l’Ospedale Giuseppe Moscati di Avellino (44 giorni medi di anticipo). Quest’ultimo resta però una delle poche eccezioni in una pubblica amministrazione del Centro-Sud che continua a mostrare segni evidenti di sofferenza. La prova arriva dallo stesso elenco dei 500 «migliori» stilato dal ministero dell’Economia, che nell’84% dei casi ospita enti pubblici delle regioni settentrionali.

Pagamenti, la Pa non salda 10 milioni di fatture: nel 2016 42 miliardi di debiti «congelati»

(ediliziaeterritorio.it) – Il dato sulle fatture “scomparse” nel 2016, per un valore di 41,7 miliardi, emerge dall’ultimo carotaggio della Ragioneria generale

Dieci milioni, 347mila e 936 fatture sono arrivate lo scorso anno negli uffici degli enti territoriali, ma non ne sono uscite: per la gioia delle imprese fornitrici, impegnate nella paziente attesa del pagamento. Il dato sulle fatture “scomparse” nel 2016, per un valore di 41,7 miliardi, emerge dall’ultimo carotaggio della Ragioneria generale. Riguarda il cuore del problema, perché le aziende che lavorano con gli enti locali sono molto più numerose di chi fornisce la Pa centrale.

Una piccola parte dell’arretrato è fisiologico, perché le richieste di pagamento arrivate a fine anno possono essere state smaltite all’inizio del successivo senza violare le regole; ma nel frattempo altre fatture arrivano, depositandosi sull’arretrato.

Sul quadro complessivo mancano dati così di dettaglio, ma le indicazioni non sono confortanti: qualche giorno fa la Corte dei conti, nelle pieghe dell’ultimo giudizio di parificazione sul rendiconto generale dello Stato, ha detto che la Pubblica amministrazione centrale lo scorso anno è riuscita a smaltire il 59% dei debiti commerciali che ha contratto, una quota «per di più in riduzione rispetto agli anni precedenti». Nell’ultima relazione annuale la Banca d’Italia calcola in tutto 64 miliardi di debiti commerciali inevasi dalla Pa del suo complesso: una montagna che vale il 3,8 per cento del Pil.

I decreti sblocca-debiti che hanno scandito il triennio 2013-2015, hanno insomma offerto una boccata d’ossigeno sull’arretrato, al prezzo fra l’altro di un complicato meccanismo di anticipazioni da ministero dell’Economia e Cassa depositi e prestiti che gli enti territoriali dovranno restituire da qui al 2045. Ma la macchina pubblica non è riuscita ad adeguarsi ai ritmi imposti dalle regole della Ue (pagamento in 30 giorni, salvo il raddoppio dei termini in casi eccezionali). Il problema rimane quindi ben presente nell’agenda europea, con il rischio di una procedura d’infrazione al quale l’Italia ha risposto con l’avvio, sperimentale dal 1° luglio e strutturale dal prossimo anno, di un nuovo sistema telematico («Siope+», per gli addetti ai lavori) che segue passo per passo tutte le fatture: un termometro in grado di misurare puntualmente la febbre ma anche, almeno negli obiettivi dei promotori, di spingere le amministrazioni ad “autocorreggersi”.

La sfida non è semplice anche perché gli ultimi numeri si riferiscono a un anno, il 2016, nel quale era ormai uscito di scena il Patto di stabilità, sempre invocato più o meno a proposito come l’ostacolo principale sulla strada verso un sistema normale di pagamenti alle imprese; e si era fermata anche la macchina dei tagli ai bilanci locali. Lo scorso anno, spiegano sempre i calcoli della Ragioneria, i Comuni avrebbero dovuto far pareggiare entrate e uscite, ma hanno superato l’obiettivo di 6,4 miliardi (2,4 miliardi se si tolgono gli accantonamenti obbligatori per la riforma della contabilità). I numeri dei risparmi di troppo e delle fatture non pagate non sono direttamente collegabili, ma l’immagine sostanziale è chiara: l’anno scorso i Comuni hanno superato abbondantemente gli obiettivi posti dalla manovra, ma a fine anno avevano ancora da pagare fatture per 33,7 miliardi. Altri 5,9 miliardi stazionavano nelle Regioni, 1,6 miliardi nelle Province e il resto nelle Città metropolitane.

Più che ai vincoli di finanza pubblica, allora, bisogna guardare alle difficoltà di cassa e soprattutto al diverso livello di efficienza amministrativa delle varie amministrazioni. Una geografia dettagliata per ora non esiste, perché l’ultimo aggiornamento «cruscotto dei pagamenti» realizzato dal Mef risale all’aprile 2016, e la nuova versione annunciata all’inizio di giugno nella Banca dati delle amministrazioni pubbliche non ha ancora visto la luce. Un’idea, però, può essere costruita avventurandosi nella ricerca caso per caso dell’«indicatore sulla tempestività dei pagamenti» che ogni ente deve pubblicare sul proprio sito istituzionale alla voce «amministrazione trasparente» per misurare il ritardo medio nell’onorare le fatture. È una ricerca complicata e ricca di delusioni, perché non tutti rispettano l’obbligo, ma significativa: a Milano, per esempio, il Comune dice di cavarsela in media dopo 14,6 giorni dalla scadenza della fattura, mentre a Roma si sale a 55 giorni e a Napoli si schizza a 227,5 giorni medi. Sempre a Napoli, non va meglio ai fornitori dell’Asl n.1, che devono aspettare in media 257 giorni oltre i termini. Ci sono anche, rari, dei segni meno, cioè di indicatori negativi perché l’ente paga prima della scadenza: succede per esempio alla Regione Umbria (-25,7) o alla Lombardia (-22). Vedersi pagare il lavoro svolto, insomma, è questione anche di fortuna.

(Insurance Daily) Jobs Act degli autonomi: nasce l’associazione Area Professionisti

Jobs Act degli autonomi: nasce l’associazione Area Professionisti

Il professionista va pagato anche se sbaglia il progetto

(www.quotidianodiritto.ilsole24ore.com) – Il committente che ottiene il risarcimento del danno da errore progettuale non può pretendere anche la restituzione del compenso pagato al professionista. Diversamente, si troverebbe in una posizione più favorevole rispetto a chi abbia commissionato un progetto esente da errori. Lo afferma il Tribunale di Padova (giudice Bordon), con la sentenza 641 del 9 marzo scorso.

La vicenda

A citare in giudizio un progettista è stata una Srl. La società aveva commissionato al professionista la realizzazione di un impianto di climatizzazione per il suo ristorante. Diversi, però, i vizi riscontrati: l’impianto non era autonomo da quello centrale, vi erano difficoltà di manutenzione del quadro elettrico e dell’impianto di trattamento dell’acqua, l’aria non circolava e, a impianto fermo, fuoriscivano cattivi odori. Di qui, la domanda di risarcimento da inadempimento contrattuale stimato in circa 300mila euro, richiesti per spese di sistemazione, mancati ricavi dovuti alla chiusura forzata del locale, maggiori consumi legati al malfunzionamento del climatizzatore e costo del perito. La Srl ha chiesto anche la restituzione del compenso pagato al progettista.

Quest’ultimo, nel chiamare in causa ditta esecutrice e assicurazione, si è difeso affermando che i problemi dipendevano da un’errata manutenzione e gestione dell’impianto.

La decisione

Il tribunale ha dato ragione alla società committente e ha condannato il professionista a risarcire i danni, pur riducendone nettamente l’importo.

Secondo il giudice, il fatto che la committente avesse concluso un contratto d’opera professionale con il progettista e un contratto d’appalto con una Srl non escludeva un concorso di responsabilità fra chi aveva ideato l’impianto predispondendo il progetto e chi, invece, aveva collaborato nella fase attuativa nella veste di appaltatore, benché non fossero legati tra loro da un rapporto contrattuale.

Pronunciandosi poi sulle voci di danno poste a carico del progettista, il tribunale riconosce il diritto della Srl al ristoro delle spese affrontate per la sistemazione dell’impianto, ma respinge le altre richieste. Circa la domanda di risarcimento delle perdite corrispondenti ai mancati guadagni derivanti dalla chiusura del ristorante, l’entità del danno, si legge in sentenza, non si poteva dire provata dalle laconiche allegazioni contenute in citazione e dal deposito «di un insieme disordinato di fatture». La difesa, infatti, si era limitata a enunciare le perdite senza produrre i bilanci societari. E l’insufficienza documentale non è sopperibile con consulenza tecnica (tra le ultime: Tribunale di Ferrara, pronuncia 246/2017).

Il compenso al professionista

Respinte, infine, sia la richiesta di rimborso per l’aumento dei consumi, sia quella volta a ottenere la restituzione del compenso pagato al professionista. Il committente – spiega il giudice – non può «chiedere il risarcimento dei danni derivanti da errori progettuali e, nello stesso tempo, pretendere, sempre a titolo di risarcimento del danno, la restituzione del compenso pagato al professionista». Il risarcimento dei danni derivanti da errori progettuali, del resto, esaurisce il pregiudizio subito. In caso contrario, il committente risarcito del danno subìto sarebbe ingiustamente posto in una «condizione più favorevole di quella in cui si sarebbe trovato laddove il progetto fosse stato esente da errori».

L’onerosità è elemento normale del contratto di prestazione d’opera intellettuale, tanto che, per esigere il pagamento, il professionista deve provare il conferimento dell’incarico e l’adempimento, ma non la pattuizione di un corrispettivo; è il committente a dover provare la gratuità della prestazione (Cassazione, 23893/2016).

La prestazione del progettista, quindi, salvo risarcimento dei danni provocati, va sempre remunerata, anche se l’opera commissionata è irrealizzabile (Cassazione, 18747/2010), purchè non sia consegnato un progetto inservibile (Cassazione, 27042/2013).

“Presentazione di Area Professionisti” (Milano, 22.06.2017)

Lo scorso 22 Giugno 2017, a Milano, si è svolta la prima presentazione ufficiale di Area Professionisti.

Nell’incontro abbiamo discusso di soluzioni assicurative senza precedenti, nonché di innovativi servizi che rappresentano delle importanti novità nel panorama dell’offerta per i lavoratori autonomi ed i professionisti.

Vogliamo ringraziare tutti i partecipanti per la folta adesione (oltre 100 partecipanti), ricordandovi che a breve replicheremo questo eveneto di presentazione anche in altre città d’Italia.

Rimanete connessi!

CLICCA QUI per vedere le foto dell’evento.

(Tuttointermediari.it) – AEC WHOLESALE GROUP PARTNER ASSICURATIVO DI AREA PROFESSIONISTI

(Tuttointermediari.it) – Aec Wholesale Group è stata incaricata, in qualità di partner assicurativo, di mettere a disposizione le sue coperture assicurative relative ai rischi professionali per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti che aderiscono alla neonata associazione denominata Area Professionisti, il cui presidente è l’architetto Giulia Sacchi.

L’associazione, senza scopo di lucro, svolge la propria attività col fine di divulgare e diffondere i principi etici e deontologici di autonomi e liberi professionisti, offrendo loro una serie di servizi fra cui: supporto giuridico (cosiddetto “Pronto Soccorso Legale”) per qualsiasi necessità connessa allo svolgimento della propria attività istituzionale e libero-professionale; consulenza specializzata e gratuita nell’istruzione delle attività concernenti l’assistenza stragiudiziale; una difesa legale specializzata e più economica rispetto alle tariffe di legge; piena consapevolezza dei rischi professionali e delle loro conseguenze; idonee strategie di prevenzione dei rischi secondo i principi di risk management;  gestione del conflitto in modo da minimizzarne eventuali conseguenze negative sia dal punto di vista professionale che da quello personale, conoscere e scegliere le modalità con cui affrontare eventuali controversie, essere informato e aggiornato della normativa e della giurisprudenza legata al mondo della propria professione e della propria attività.

Jobs Act degli autonomi: nasce l’associazione Area Professionisti

(Assinews.it) – Il Jobs act degli autonomi introduce diverse novità che riguardano i lavoratori autonomi ed i professionisti, molte delle quali entreranno in vigore il giorno successivo alla pubblicazione della norma. Un esercito, stimato nel 2017 in 4.7 milioni di unità, sino ad ora pressoché ignorato quanto a esigenze comuni e Tutele economiche, previdenziali ed assicurative.

Per cogliere le numerose opportunità introdotte dalla nuova normativa per i lavoratori autonomi e per il mondo dei professionisti italiani, nasce “Area Professionisti”, associazione senza scopo di lucro che svolge la propria attività col fine di divulgare e diffondere i principi etici e deontologici di Autonomi e Liberi Professionisti.

 

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Nell’ambito delle attività associative Area Professionisti si prefigge l’obiettivo di costituire un percorso che consenta ad Autonomi e Liberi Professionisti di ricevere una ampia gamma di servizi fra cui: immediato supporto giuridico (cosiddetto “Pronto Soccorso Legale”) per qualsivoglia necessità connessa allo svolgimento della propria attività istituzionale e libero-professionale; ricevere consulenza specializzata e gratuita nell’istruzione delle attività concernenti l’assistenza stragiudiziale; consentire una difesa legale specializzata e più economica rispetto alle tariffe di legge; avere piena consapevolezza dei rischi professionali e delle loro conseguenze; attuare idonee strategie di prevenzione dei rischi secondo i principi di Risk Management;  gestire il conflitto in modo da minimizzarne eventuali conseguenze negative sia dal punto di vista professionale che da quello personale, conoscere e scegliere le modalità ottimali con cui affrontare eventuali controversie essere informato ed aggiornato della normativa e della giurisprudenza legata al mondo della propria professione e della propria attività.

In qualità di partner assicurativo, è stata incaricata AEC Wholesale Group che, tramite le sue tre società operative, metterà a disposizione degli associati soluzioni a 360° per i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.

Il progetto di Area Professionisti sarà presentato in anteprima al mercato dell’Intermediazione indipendente in un evento che si svolgerà a porte chiuse presso una Compagnia assicurativa che partecipa al programma assicurativo ed al progetto.